{"id":2031,"date":"2021-11-23T14:16:33","date_gmt":"2021-11-23T13:16:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/?p=2031"},"modified":"2023-10-06T00:22:16","modified_gmt":"2023-10-05T22:22:16","slug":"2031","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/2021\/11\/23\/2031\/","title":{"rendered":"L\u2019invernamento degli alveari"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019invernamento degli alveari<\/strong><\/h2>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>In questo articolo parleremo della nostra esperienza, dei suggerimenti e consigli sull\u2019invernamento degli alveari al termine della stagione produttiva.<\/p>\n<\/p>\n<h6><strong>Premessa<\/strong><\/h6>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019area dove si trova il nostro apiario, solitamente la stagione produttiva termina con l\u2019ultimo raccolto sull\u2019edera (Hedera Helix e altre specie nettarifere di Edera).<\/p>\n<p>Esso si attesta nel periodo tra Settembre e Ottobre, essendo l\u2019alto molise un territorio avente un clima gi\u00e0 abbastanza fresco in quel periodo, con temperature che gi\u00e0 intorno a met\u00e0 ottobre possono facilmente scendere sotto i 10 gradi di notte e difficilmente salire oltre i 13-15 gradi nelle ore odierne pi\u00f9 calde, calando progressivamente e lentamente per tutto il mese di Novembre e Dicembre e attestarsi intorno e sotto allo 0 gi\u00e0 alla fine dell\u2019anno solare.<\/p>\n<\/p>\n<p>Per ottenere un buon invernamento, bisogna eseguire, a cominciare da Settembre, una serie di operazioni preparatorie, che sono:<\/p>\n<\/p>\n<ol>\n<li>Controllo della produttivit\u00e0 dell\u2019alveare<\/li>\n<li>Controllo della covata e dello stato di salute dell\u2019alveare<\/li>\n<li>Controllo delle scorte dell\u2019alveare ed eventuale integrazione con nutrizione di supporto<\/li>\n<li>Quale nutrizione in questo periodo?<\/li>\n<li>Restringimento dell\u2019alveare e posizionamento dei favi per la formazione ottimale del glomere in rapporto all\u2019eventuale nutrizione<\/li>\n<li>Trattamenti medicinali contro la varroa<\/li>\n<li>Controlli periodici<\/li>\n<\/ol>\n<p>Vediamo, di seguito, come agire per avere un invernamento ottimale dei nostri alveari.<\/p>\n<h6>\u00a0<\/h6>\n<h6>1. Controllo della produttivit\u00e0 degli alveari<\/h6>\n<\/p>\n<p>Dopo aver eseguito il ciclo di trattamenti antivarroa di fine estate, se abbiamo ancora avuto importazione di nettare e polline e abbiamo rimesso i melari sugli alveari, dobbiamo continuare a controllare con cadenza settimanale la produttivit\u00e0 di ogni alveare ed osservare il territorio in modo da capire quando le importazioni di nettare favorevoli all\u2019immagazzinaggio in melario sono terminate. A quel punto i melari vanno tolti e lavorati tempestivamente (nel caso del nostro areale, essendo importata molta Edera, va fatto tutto molto velocemente, come vedremo in un altro articolo che tratter\u00e0 questo argomento).<\/p>\n<p>Di solito, la fine dell\u2019importazione coincide anche con l\u2019abbassamento progressivo delle temperature media giornaliere.<\/p>\n<p>Questo comporta un ulteriore rallentamento della cadenza di covata della regina all\u2019interno dell\u2019alveare e, quindi, la popolazione dello stesso inizia progressivamente a calare.<\/p>\n<p>In questo periodo notiamo, perci\u00f2, che nonostante le scorte siano alte e presenti ovunque, data la diminuzione della popolazione di api, i favi laterali dell\u2019alveare vengono, lentamente, abbandonati.<\/p>\n<p>Chiaramente, questo non significa che le api non si serviranno delle scorte presenti in quei favi, ma solo che quei favi non sono presieduti costantemente. Le api, infatti, prelevano le sostanze di cui hanno bisogno e tendono a rientrare nelle aree dei favi presieduti.<\/p>\n<p>Per questo motivo, appena i favi iniziano ad essere abbandonati, nella nostra azienda pratichiamo lo spostamento oltre il diaframma, che vedremo in seguito.<\/p>\n<p>Se, a questo punto, notiamo che la produttivit\u00e0, anche se solo per rimpiazzare le scorte di cui le api stesse si servono, \u00e8 calata, programmiamo degli step di nutrizione a supporto, che vedremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<\/p>\n<h6>2. Controllo della covata e dello stato di salute dell\u2019alveare<\/h6>\n<\/p>\n<p>A questo punto i controlli che si eseguono nei singoli alvear sono pochi, ma assolutamente importanti per la perfetta tenuta delle famiglie.<\/p>\n<p>Per prima cosa si controlla che nell\u2019alveare sia presente ancora un buon numero di api e, soprattuto, una regina buona che possa ancora dare un ottimo contributo in termini di covata. Questo perch\u00e9 \u00e8 il periodo in cui essa inizia a fare covata per la nascita delle api invernanti, che sono diverse dalle api normalmente presenti nell\u2019alveare. Le principali differenze sono di tipo biologico e fisiologico. Le api che invernano l\u2019alveare devono avere corpi grassi pi\u00f9 consistenti per avere pi\u00f9 energie tali da poter mantenere lo stato di invernamento ottimale del glomere. Inoltre, hanno la capacit\u00e0 di rallentare a tal punto il proprio metabolismo da entrare in uno stato semiletargico (o semicomatoso), che garantisce loro un bassissimo consumo di energie, ma che da anche la sicurezza che esse possano vivere per tutto il periodo necessario a passare l\u2019inverno e ad essere pronte a dare il proprio contributo in termini di bottinatura all\u2019inizio della primavera per nutrire le nuove arrivate in alveare a seguito del ritorno alla covata della regina.<\/p>\n<p>Una buona rosa di covata presente almeno sui 3-4 favi centrali dell\u2019alveare \u00e8 indice di un buono stato di salute dello stesso, ma non ci dice se effettivamente ci possa essere qualche patologia che possa pregiudicare lo stato di salute stesso della famiglia.<\/p>\n<p>E\u2019 per questo che, a nostro pare, fare qualche test con zucchero a velo e osservare attentamente il comportamento delle api e l\u2019eventuale comparsa di anomalie (ali spezzate o filamentose, api dal colore innaturale o vistosamente inabili) che sono indice di patologie.<\/p>\n<p>I test ci aiutano a programmare degli interventi medicinali tampone per il corretto invernamento degli alveari.<\/p>\n<\/p>\n<h6>3. Controllo delle scorte dell\u2019alveare ed eventuale integrazione con nutrizione di supporto<\/h6>\n<\/p>\n<p>In questo periodo, quindi, ci adoperiamo anche al minuzioso controllo delle scorte, sia per tipologia che per quantit\u00e0.<\/p>\n<p>Capire di che tipo di scorte hanno riempito i favi le nostre api potrebbe risultare abbastanza difficile, ma in annate come quella attuale, del 2021, non lo \u00e8 affatto.<\/p>\n<p>Se ragioniamo per piccoli passi, possiamo determinare con una certa precisione cosa contengono i favi.<\/p>\n<p>Durante l\u2019estate appena passata abbiamo avuto inesistente caduta di pioggia, per cui negli alveari non \u00e8 stato importato nettare da Giugno in poi e pochissimo polline. Pertanto, le api hanno consumato quelle scorte residue velocemente.<\/p>\n<p>A fine estate, con l\u2019arrivo di pioggia e con la fioritura dell\u2019edera, si sono riempiti sia i favi dei nidi che quelli dei melari.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019ultima smielatura e a fronte dei controlli, anche mediante i minuziosi controlli visivi, abbiamo determinato che l\u2019edera \u00e8 il componente principale delle scorte nei nostri alveari.<\/p>\n<p>Lo si pu\u00f2 verificare con una certa facilit\u00e0 usando la leva per disopercolare qualche celletta e constatare con metodo \u201cocchiometrico\u201d la cristallizzazione totale o parziale del nettare nelle cellette.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un caso da non sottovalutare, perch\u00e9 anche se \u00e8 vero che le api quel miele lo possono usare per cibarsene, \u00e8 altrettanto vero che, quando cristallizzato, le api consumano una notevole quantit\u00e0 di energia per scioglierlo e cibarsene, con conseguente riduzione della loro stessa vitalit\u00e0.<\/p>\n<p>Si deve, a questo punto, stilare un programma opportunamente pensato per compensare la mancanza di scorte sufficienti al superamento dell\u2019inverno attraverso la somministrazione di nutrimenti supplementari.<\/p>\n<p>Invece, in caso di annata mediamente normale, alla fine del periodo produttivo le scorte saranno pi\u00f9 equilibrate e varie e gli opercoli delle cellette non sembreranno mai secche come nel caso del miele d\u2019edera (il pi\u00f9 delle volte), ma sempre umide.<\/p>\n<\/p>\n<h6>4. Quale nutrizione in questo periodo?<\/h6>\n<\/p>\n<p>Prima dell\u2019invernamento, per dare supporto all\u2019alveare ed integrare le scorte, \u00e8 opportuno somministrare una tipologia di nutrimento che supporti il passaggio dell\u2019inverno agli alveari.<\/p>\n<p>Si tende a prediligere la somministrazione di sciroppo con temperature ancora non fresche o fredde, oppure candito se le temperature gi\u00e0 sono pi\u00f9 fredde del normale.<\/p>\n<p>In entrambe i casi, il tutto deve essere supportato da integratori proteici, soprattutto in mancanza totale o di scarsa importazione di polline.<\/p>\n<p>Il polline, infatti, \u00e8 la fonte proteica pi\u00f9 importante per le api, le quali lo utilizzano proprio per avere le energie necessarie all\u2019espletamento dei propri compiti e, nel caso dell\u2019invernamento, per avere corpi grassi sufficienti al superamento della stagione fredda.<\/p>\n<p>E\u2019 importante avere la consapevolezza che nutrire le api va fatto nel periodo immediatamente post-termine della stagione produttiva.<\/p>\n<p>La motivazione \u00e8 semplice: la fine del periodo di importazione coincide con l\u2019inizio della \u201cproduzione\u201d di nuove api che dovranno far fronte al periodo pi\u00f9 freddo. E\u2019 quindi, fondamentale, che in questo periodo abbiano abbastanza apporto proteico, sia esso naturale o di supporto. Mancando l\u2019apporto proteico, le api avranno difficolt\u00e0 nel superare l\u2019inverno e si va, quasi certamente, incontro alla morte precoce della famiglia.<\/p>\n<p>Nella nostra azienda, da inizio Ottobre, a causa della stragrande maggioranza di Edera nelle scorte, abbiamo optato per la nutrizione di supporto con sciroppo proteico prima, candito, invece, a seguito dell\u2019abbassamento delle temperature, poich\u00e9 il saccarosio presente nello sciroppo fatto in casa deve essere scomposto dall\u2019organismo dell\u2019ape nei suoi elementi principali per essere assimilati, con un grosso dispendio energetico. Esistono, a tal proposito, molteplici studi che dimostrano che le api nutrite con sciroppo hanno una vita leggermente pi\u00f9 breve rispetto a quelle che si nutrono con elementi naturali. Quindi, preferire la nutrizione con candito o con sciroppi gi\u00e0 invertiti, contenenti glucosio e fruttosio, non saccarosio, \u00e8 d\u2019obbligo, pena gravi problemi all\u2019alveare o, peggio ancora, la morte della famiglia.<\/p>\n<\/p>\n<p>Con circa 60 famiglie noi abbiamo optato per programmare la nutrizione in questo modo:<\/p>\n<\/p>\n<p>&#8211; ad inizio Ottobre abbiamo somministrato Sciroppo 1:2 (1 litro di acqua e 2 kg di zucchero) integrati con 2,5 ml per litro di Hive Alive (integratore proteico). Abbiamo somministrato 0,5 litri a famiglia ogni 3 giorni per 4 volte.<\/p>\n<p>&#8211; circa a met\u00e0 mese abbiamo somministrato 1 panetto di candito proteico a tutte le famiglie. Un 40% di esse, circa, ha gi\u00e0 consumato il proprio panetto, mentre le altre sono ancora in fase di consumo.<\/p>\n<p>Alle famiglie che hanno consumato il candito proteico abbiamo provveduto, ad inizio Novembre, a somministrare un panetto di candito normale da 2kg.<\/p>\n<p>Prevediamo che dovremo somministrare a tutti i nostri alveari 2 panetti di candito totali da 2 kg per superare l\u2019inverno.<\/p>\n<\/p>\n<h6>5. Restringimento dell\u2019alveare e posizionamento dei favi per la formazione ottimale del glomere in rapporto all\u2019eventuale nutrizione<\/h6>\n<\/p>\n<p>In concomitanza con l\u2019inizio della nutrizione, anche se il restringimento degli alveari non \u00e8 ancora iniziato, o iniziato parzialmente, come vedremo di seguito, cerchiamo di fare in modo che le api formino il glomere quanto pi\u00f9 al centro dell\u2019alveare sia possibile, per 2 motivi:<\/p>\n<\/p>\n<ol>\n<li>in modo da far combaciare il foro del coprifavo dal quale le api riceveranno il nutrimento di supporto necessario alla sopravvivenza. Lo scopo di questa modalit\u00e0 operativa \u00e8 quello di far si che, stando il glomere al centro dell\u2019alveare, il percorso delle api per raggiungere il nutrimento sia pi\u00f9 agevolato e lo superino senza spostarsi troppo dallo stesso glomere con conseguente passaggio in un\u2019area fredda che le indebolisca inutilmente. Stando pi\u00f9 vicine alla loro fonte di calore, non avranno un grosso dispendio di energia per cercare di mantenere la temperatura ottimale.<\/li>\n<\/ol>\n<ol start=\"2\">\n<li>Con il glomere al centro dell\u2019alveare, chiuso tra 2 diaframmi, creiamo uno spazio su entrambi i lati dove non si trova null\u2019altro che aria, la quale provvede ad un ulteriore isolamento termico favorendo la famiglia posta al centro dell\u2019alveare, con conseguente risparmio energetico per mantenere la temperatura ottimale.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Detto ci\u00f2, provvediamo ad esplicare in modo dettagliato la messa in pratica di tali modalit\u00e0 operative.<\/p>\n<p>Innanzitutto dobbiamo procurarci il materiale necessario ad accentrare la famiglia all\u2019interno dell\u2019aveare.<\/p>\n<p>Quindi, acquistiamo dei diaframmi di buona manifattura (dal costo di circa 5\u20ac cadauno), oppure si possono costruire con materiali acquistati separatamente.<\/p>\n<p>Noi abbiamo usato dei telai da nido non infilati (si trovano a circa 0.70-0.80 \u20ac sul mercato) e dei pannelli di polistirene espanso che si usa in edilizia per la coibentazione delle pareti da 120x60x3cm (costo 5\u20ac in media), dal quale si ricavano 6 pannelli utilizzabili da incollare ai telai (4 interi e 2 bisogna tagliare alcuni pezzi singoli ed unirli al telaio per formare un diaframma intero.<\/p>\n<p>Il costo tutto compreso di ogni diaframma \u00e8 di circa 1,7\u20ac. Il tempo impiegato per costruire 60 pannelli \u00e8 circa 3 ore.<\/p>\n<p>Ora, come sappiamo gi\u00e0, abbiamo un diaframma in ogni alveare, quindi, questi diaframmi appena costruiti andranno ad essere inseriti negli stessi alveari, ai lati opposti ai diaframmi gi\u00e0 presenti, come da schema seguente:<\/p>\n<\/p>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2035\" style=\"width:525px;height:537px\" width=\"525\" height=\"537\" srcset=\"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine.png 350w, https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/immagine-293x300.png 293w\" sizes=\"(max-width: 525px) 100vw, 525px\" \/><\/figure><\/div>\n\n<p>Procediamo, poi, con le operazioni in apiario, spostando al centro degli alveari tutti i favi occupati dalle api ed inserendo il diaframma sul lato mancante. All\u2019esterno dei diaframmi, eventualmente, spostiamo i favi non occupati dalle api che presentano ancora scorte. In questo modo, pur essendo esterni ai diaframmi, le api andranno a raccogliere cibo da essi all\u2019occorrenza. Bisogna, per\u00f2, che essi vengano rimossi prima dell\u2019arrivo del freddo intenso e con temperature odierne ancora affini all\u2019operativit\u00e0 all\u2019interno degli alveari.<\/p>\n<\/p>\n<h6>6. Trattamenti medicinali contro la varroa<\/h6>\n<\/p>\n<p>Non appena abbiamo eseguito la precedente operazione, inizieremo a verificare anche la produttivit\u00e0 della regina. Essa smetter\u00e0 di covare, ad un certo punto. Si avr\u00e0, quindi, il blocco naturale di covata. Pertanto, una volta sfarfallata tutta la covata, un ciclo dii trattamento contro la varroa va eseguito per non far indebolire la famiglia ulteriormente e pregiudicarne lo svernamento ottimale.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 usare acido ossalico sottoforma di gocciolato (nel caso di apicoltura biologica si usa ApiBioxal o Varromed), oppure acido ossalico sublimato. Nel caso del sublimato si pu\u00f2 evitare di attendere il blocco di covata naturale perch\u00e9 esso non \u00e8 deleterio come il gocciolato, in questi periodi, per la salute delle api, ripetendo pi\u00f9 volte il ciclo a distanza di alcuni giorni (in fase di invernamento anche 1 ogni 7 giorni per almeno 3-4 volte). In questo modo si pu\u00f2 coprire l\u2019intero ciclo della covata. Per il sublimato occorre dotarsi di un sublimatore con temperatura regolabile e usare acido ossalico a scaglie (o in polvere) tipo Api-Bioxal. In generale, la quantit\u00e0 di ossalico sufficiente da sublimare per ogni alveare va dai 2 ai 3 grammi.<\/p>\n<p>Ogni tipo di sublimatore ha un suo tempo di sublimazione, per cui risulta conveniente, anzitutto, appurare tale tempo dalle istruzione dello strumento in modo da essere certi che la sublimazione avvenga in totalit\u00e0 e in sicurezza.<\/p>\n<p>Nella procedura di sublimazione, dopo aver eseguito il trattamento, \u00e8 bene tener chiusa la porticina per un massimo di 5-10 minuti per poi riaprirla.<\/p>\n<p>Il gocciolato, invece, \u00e8 meglio usarlo con blocco di covata (naturale o indotto con ingabbiamento) per 1 sola volta e con temperature ancora utili a un volo esterno delle api. Questo perch\u00e9 il gocciolato \u00e8 pi\u00f9 pesante da sopportare e l\u2019indicazione di massima \u00e8 di farne un ciclo per ogni generazione di api. Siccome siamo in invernamento, un ciclo \u00e8 il massimo che si possa fare. Se fatto correttamente, le api avranno anche il tempo di volare e asciugarsi.<\/p>\n<p>In ogni caso, l\u2019efficacia del trattamento va monitorata attraverso il controllo della caduta di varroa sul fondo rimovibile, in modo da capire in che condizioni sia la famiglia.<\/p>\n<p>Le eventuali ripetizioni di ciclo vanno programmate in base alle indicazioni dei bugiardini e dei protocolli standard, in modo da essere certi di aver massimizzato l\u2019efficacia del farmaco somministrato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da ricordare che su questa pratica i pensieri sono vari e, talvolta, discordanti.<\/p>\n<p>Alcuni apicoltori centrano i favi ma non pongono diaframmi laterali e sfruttano la maggior quantit\u00e0 di aria tra i favi esterni e le pareti dell\u2019alveare per un isolamento ottimale.<\/p>\n<p>Basti comunque pensare, che oltre all\u2019aria, che funge da isolante, anche i favi esterni pieni di scorte isolano, in qualche modo, il glomere dal freddo finch\u00e9 non perdono parzialmente la loro efficacia in termini di isolamento man mano che le api ne consumano le scorte.<\/p>\n<p>Nella nostra azienda, poich\u00e9 ci troviamo in un\u2019area dal clima estremamente freddo d\u2019inverno, preferiamo adottare la strategia del doppio diaframma in polistirolo o polistirene che isolano meglio\u00a0 anche con i favi di scorte consumati.<\/p>\n<\/p>\n<h6>7. Controlli Periodici<\/h6>\n<\/p>\n<p>Siamo giunti, finalmente, al termine delle attivit\u00e0 di invernamento e non ci rimane altro che eseguire dei controlli periodici dei nostri alveari.<\/p>\n<p>Il mio suggerimento \u00e8 quello di verificare con cadenza al massimo settimanale la presenza di materiale organico e condensa sul fondo rimovibile, in modo da avere una prima indicazione dello stato di salute dell\u2019alveare.<\/p>\n<p>Se abbiamo fornito nutrimento addizionale, bisogna controllare con la giusta cadenza anche la presenza o meno dello stesso, in modo da poter, eventualmente ripristinare il nutrimento di supporto ove manca.<\/p>\n<p>Per poter verificare la presenza delle famiglie negli alveari, in condizioni fredde, si pu\u00f2 \u201causcultare\u201d con uno stetoscopio l\u2019alveare per coglierne i rumori (il battito costante delle ali per riscaldare l\u2019ambiente, il suono della reazione ai tocchi che diamo all\u2019alveare, ecc..), oppure ascoltare dall\u2019esterno il rumore prodotto dalle api se \u201cbussiamo\u201d all\u2019alveare.<\/p>\n<p>I suoni sono indicativi anch\u2019essi dello stato di salute dell\u2019alveare.<\/p>\n<p>Se al nostro bussare abbiamo una risposta forte e costante della durata di pochi secondi, si pu\u00f2 pensare ad uno stato di salute buono.<\/p>\n<p>Se ad un nostro tocco udiamo un suono intermittente e non forte, pu\u00f2 essere indicativo di qualche problema. A quel punto, magari approfittando di una giornata di sole con delle temperature non troppo fredde, conviene controllare, seppur velocemente, lo stato di salute della famiglia e capire se \u00e8 troppo tardi per intervenire.<\/p>\n<p>Un altro metodo consiste nel sollevare leggermente il retro dell\u2019alveare e sentirne fisicamente il peso. Cos\u00ec, tra peso percepito e analisi del fondo mobile, avremo un\u2019idea un po&#8217; pi\u00f9 precisa dello stato di salute della famiglia.<\/p>\n<p>Purtroppo, \u00e8 fisiologica la perdita di un certo quantitativo di famiglie durante l\u2019inverno, poich\u00e9 anche quelle pi\u00f9 apparentemente in salute, potrebbero avere dei problemi che non siamo stati fortunati o bravi a cogliere e non riescono a superare l\u2019inverno.<\/p>\n<p>Ma siamo consapevoli anche che, se il lavoro durante l\u2019anno e il pre-invernamento vengono condotti in modo ottimale, la percentuale di perdite si affievolisce se non, addirittura, arrivi ad essere pari allo Zero.<\/p>\n<p>Infine, non dobbiamo assolutamente sottovalutare che un corretto invernamento si rivela essere l\u2019aspetto fondamentale per un ottimale svernamento e inizio della stagione successiva nel migliore dei modi, che incide anche sulla produttivit\u00e0 futura dei nostri alveari e sulla salvaguardia dell\u2019organismo animale formato dalla famiglia di Api.\u00a0<\/p>\n<\/p>\n<p>Ci teniamo ad aggiungere che, in seguito all\u2019invernamento, \u00e8 bene che periodicamente si facciano dei sopralluoghi sui nostri alveari per verificare almeno il fondo antivarroa e leggerlo per bene. In questo modo possiamo constatare l\u2019eventuale presenza di problemi alla famiglia.<\/p>\n<p>Poi, possiamo adottare quei metodi rudimentali che ci danno ulteriori informazioni, come \u201cbussare\u201d all\u2019alveare ed \u201causcultare\u201d il ronzio prodotto dalle api.<\/p>\n<p>Se esse producono un ronzio forte della durata di alcuni secondi, con un motivo costante, \u00e8 indice che la famiglia non ha grossi problemi.<\/p>\n<p>Se, invece, esse producono dei ronzii intermittenti e di durata non costante, pu\u00f2 essere indice di problemi. Pertanto, se la giornata presenta temperature idonee a una rapida occhiata, \u00e8 bene sincerarsi delle condizioni di salute dell\u2019alveare anche soltanto aprendolo per pochi secondi e dare un\u2019occhiata al fine di quantificare la presenza di api e tentare una prima, eventuale, diagnosi del problema.<\/p>\n<p>Un ultimo metodo molto artigianale \u00e8 quello di sollevare leggermente e con delicatezza il retro dell\u2019alveare per poterne saggiare il peso.<\/p>\n<p>Per fare questo, bisogna avere gi\u00e0 una idea abbastanza precisa del peso precedente all\u2019invernamento vero e proprio. Se operiamo in modo giusto, saremo in grado di capire se l\u2019alveare \u00e8 in salute, presenta ancora scorte e se, ini qualche caso, dobbiamo intervenire in qualche modo.<\/p>\n<p>Nei casi pi\u00f9 \u201cgravi\u201d e in periodi non particolarmente buoni per l\u2019approvvigionamento estivo-autunnale di scorte da parte della famiglia, pu\u00f2 essere necessario nutrire con candito, cosa che accade anche quest\u2019anno.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019invernamento degli alveari \u00a0 In questo articolo parleremo della nostra esperienza, dei suggerimenti e consigli sull\u2019invernamento degli alveari al termine<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2033,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34,8,18,42],"tags":[68,69,67,71,40,70],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2031"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2031"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2031\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2074,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2031\/revisions\/2074"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2033"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.progettomielisano.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}