L’invernamento degli alveari

L’invernamento degli alveari

 

In questo articolo parleremo della nostra esperienza, dei suggerimenti e consigli sull’invernamento degli alveari al termine della stagione produttiva.

Premessa

 

Nell’area dove si trova il nostro apiario, solitamente la stagione produttiva termina con l’ultimo raccolto sull’edera (Hedera Helix e altre specie nettarifere di Edera).

Esso si attesta nel periodo tra Settembre e Ottobre, essendo l’alto molise un territorio avente un clima già abbastanza fresco in quel periodo, con temperature che già intorno a metà ottobre possono facilmente scendere sotto i 10 gradi di notte e difficilmente salire oltre i 13-15 gradi nelle ore odierne più calde, calando progressivamente e lentamente per tutto il mese di Novembre e Dicembre e attestarsi intorno e sotto allo 0 già alla fine dell’anno solare.

Per ottenere un buon invernamento, bisogna eseguire, a cominciare da Settembre, una serie di operazioni preparatorie, che sono:

  1. Controllo della produttività dell’alveare
  2. Controllo della covata e dello stato di salute dell’alveare
  3. Controllo delle scorte dell’alveare ed eventuale integrazione con nutrizione di supporto
  4. Quale nutrizione in questo periodo?
  5. Restringimento dell’alveare e posizionamento dei favi per la formazione ottimale del glomere in rapporto all’eventuale nutrizione
  6. Trattamenti medicinali contro la varroa
  7. Controlli periodici

Vediamo, di seguito, come agire per avere un invernamento ottimale dei nostri alveari.

 
1. Controllo della produttività degli alveari

Dopo aver eseguito il ciclo di trattamenti antivarroa di fine estate, se abbiamo ancora avuto importazione di nettare e polline e abbiamo rimesso i melari sugli alveari, dobbiamo continuare a controllare con cadenza settimanale la produttività di ogni alveare ed osservare il territorio in modo da capire quando le importazioni di nettare favorevoli all’immagazzinaggio in melario sono terminate. A quel punto i melari vanno tolti e lavorati tempestivamente (nel caso del nostro areale, essendo importata molta Edera, va fatto tutto molto velocemente, come vedremo in un altro articolo che tratterà questo argomento).

Di solito, la fine dell’importazione coincide anche con l’abbassamento progressivo delle temperature media giornaliere.

Questo comporta un ulteriore rallentamento della cadenza di covata della regina all’interno dell’alveare e, quindi, la popolazione dello stesso inizia progressivamente a calare.

In questo periodo notiamo, perciò, che nonostante le scorte siano alte e presenti ovunque, data la diminuzione della popolazione di api, i favi laterali dell’alveare vengono, lentamente, abbandonati.

Chiaramente, questo non significa che le api non si serviranno delle scorte presenti in quei favi, ma solo che quei favi non sono presieduti costantemente. Le api, infatti, prelevano le sostanze di cui hanno bisogno e tendono a rientrare nelle aree dei favi presieduti.

Per questo motivo, appena i favi iniziano ad essere abbandonati, nella nostra azienda pratichiamo lo spostamento oltre il diaframma, che vedremo in seguito.

Se, a questo punto, notiamo che la produttività, anche se solo per rimpiazzare le scorte di cui le api stesse si servono, è calata, programmiamo degli step di nutrizione a supporto, che vedremo più avanti.

2. Controllo della covata e dello stato di salute dell’alveare

A questo punto i controlli che si eseguono nei singoli alvear sono pochi, ma assolutamente importanti per la perfetta tenuta delle famiglie.

Per prima cosa si controlla che nell’alveare sia presente ancora un buon numero di api e, soprattuto, una regina buona che possa ancora dare un ottimo contributo in termini di covata. Questo perché è il periodo in cui essa inizia a fare covata per la nascita delle api invernanti, che sono diverse dalle api normalmente presenti nell’alveare. Le principali differenze sono di tipo biologico e fisiologico. Le api che invernano l’alveare devono avere corpi grassi più consistenti per avere più energie tali da poter mantenere lo stato di invernamento ottimale del glomere. Inoltre, hanno la capacità di rallentare a tal punto il proprio metabolismo da entrare in uno stato semiletargico (o semicomatoso), che garantisce loro un bassissimo consumo di energie, ma che da anche la sicurezza che esse possano vivere per tutto il periodo necessario a passare l’inverno e ad essere pronte a dare il proprio contributo in termini di bottinatura all’inizio della primavera per nutrire le nuove arrivate in alveare a seguito del ritorno alla covata della regina.

Una buona rosa di covata presente almeno sui 3-4 favi centrali dell’alveare è indice di un buono stato di salute dello stesso, ma non ci dice se effettivamente ci possa essere qualche patologia che possa pregiudicare lo stato di salute stesso della famiglia.

E’ per questo che, a nostro pare, fare qualche test con zucchero a velo e osservare attentamente il comportamento delle api e l’eventuale comparsa di anomalie (ali spezzate o filamentose, api dal colore innaturale o vistosamente inabili) che sono indice di patologie.

I test ci aiutano a programmare degli interventi medicinali tampone per il corretto invernamento degli alveari.

3. Controllo delle scorte dell’alveare ed eventuale integrazione con nutrizione di supporto

In questo periodo, quindi, ci adoperiamo anche al minuzioso controllo delle scorte, sia per tipologia che per quantità.

Capire di che tipo di scorte hanno riempito i favi le nostre api potrebbe risultare abbastanza difficile, ma in annate come quella attuale, del 2021, non lo è affatto.

Se ragioniamo per piccoli passi, possiamo determinare con una certa precisione cosa contengono i favi.

Durante l’estate appena passata abbiamo avuto inesistente caduta di pioggia, per cui negli alveari non è stato importato nettare da Giugno in poi e pochissimo polline. Pertanto, le api hanno consumato quelle scorte residue velocemente.

A fine estate, con l’arrivo di pioggia e con la fioritura dell’edera, si sono riempiti sia i favi dei nidi che quelli dei melari.

Dopo l’ultima smielatura e a fronte dei controlli, anche mediante i minuziosi controlli visivi, abbiamo determinato che l’edera è il componente principale delle scorte nei nostri alveari.

Lo si può verificare con una certa facilità usando la leva per disopercolare qualche celletta e constatare con metodo “occhiometrico” la cristallizzazione totale o parziale del nettare nelle cellette.

Questo è un caso da non sottovalutare, perché anche se è vero che le api quel miele lo possono usare per cibarsene, è altrettanto vero che, quando cristallizzato, le api consumano una notevole quantità di energia per scioglierlo e cibarsene, con conseguente riduzione della loro stessa vitalità.

Si deve, a questo punto, stilare un programma opportunamente pensato per compensare la mancanza di scorte sufficienti al superamento dell’inverno attraverso la somministrazione di nutrimenti supplementari.

Invece, in caso di annata mediamente normale, alla fine del periodo produttivo le scorte saranno più equilibrate e varie e gli opercoli delle cellette non sembreranno mai secche come nel caso del miele d’edera (il più delle volte), ma sempre umide.

4. Quale nutrizione in questo periodo?

Prima dell’invernamento, per dare supporto all’alveare ed integrare le scorte, è opportuno somministrare una tipologia di nutrimento che supporti il passaggio dell’inverno agli alveari.

Si tende a prediligere la somministrazione di sciroppo con temperature ancora non fresche o fredde, oppure candito se le temperature già sono più fredde del normale.

In entrambe i casi, il tutto deve essere supportato da integratori proteici, soprattutto in mancanza totale o di scarsa importazione di polline.

Il polline, infatti, è la fonte proteica più importante per le api, le quali lo utilizzano proprio per avere le energie necessarie all’espletamento dei propri compiti e, nel caso dell’invernamento, per avere corpi grassi sufficienti al superamento della stagione fredda.

E’ importante avere la consapevolezza che nutrire le api va fatto nel periodo immediatamente post-termine della stagione produttiva.

La motivazione è semplice: la fine del periodo di importazione coincide con l’inizio della “produzione” di nuove api che dovranno far fronte al periodo più freddo. E’ quindi, fondamentale, che in questo periodo abbiano abbastanza apporto proteico, sia esso naturale o di supporto. Mancando l’apporto proteico, le api avranno difficoltà nel superare l’inverno e si va, quasi certamente, incontro alla morte precoce della famiglia.

Nella nostra azienda, da inizio Ottobre, a causa della stragrande maggioranza di Edera nelle scorte, abbiamo optato per la nutrizione di supporto con sciroppo proteico prima, candito, invece, a seguito dell’abbassamento delle temperature, poiché il saccarosio presente nello sciroppo fatto in casa deve essere scomposto dall’organismo dell’ape nei suoi elementi principali per essere assimilati, con un grosso dispendio energetico. Esistono, a tal proposito, molteplici studi che dimostrano che le api nutrite con sciroppo hanno una vita leggermente più breve rispetto a quelle che si nutrono con elementi naturali. Quindi, preferire la nutrizione con candito o con sciroppi già invertiti, contenenti glucosio e fruttosio, non saccarosio, è d’obbligo, pena gravi problemi all’alveare o, peggio ancora, la morte della famiglia.

Con circa 60 famiglie noi abbiamo optato per programmare la nutrizione in questo modo:

– ad inizio Ottobre abbiamo somministrato Sciroppo 1:2 (1 litro di acqua e 2 kg di zucchero) integrati con 2,5 ml per litro di Hive Alive (integratore proteico). Abbiamo somministrato 0,5 litri a famiglia ogni 3 giorni per 4 volte.

– circa a metà mese abbiamo somministrato 1 panetto di candito proteico a tutte le famiglie. Un 40% di esse, circa, ha già consumato il proprio panetto, mentre le altre sono ancora in fase di consumo.

Alle famiglie che hanno consumato il candito proteico abbiamo provveduto, ad inizio Novembre, a somministrare un panetto di candito normale da 2kg.

Prevediamo che dovremo somministrare a tutti i nostri alveari 2 panetti di candito totali da 2 kg per superare l’inverno.

5. Restringimento dell’alveare e posizionamento dei favi per la formazione ottimale del glomere in rapporto all’eventuale nutrizione

In concomitanza con l’inizio della nutrizione, anche se il restringimento degli alveari non è ancora iniziato, o iniziato parzialmente, come vedremo di seguito, cerchiamo di fare in modo che le api formino il glomere quanto più al centro dell’alveare sia possibile, per 2 motivi:

  1. in modo da far combaciare il foro del coprifavo dal quale le api riceveranno il nutrimento di supporto necessario alla sopravvivenza. Lo scopo di questa modalità operativa è quello di far si che, stando il glomere al centro dell’alveare, il percorso delle api per raggiungere il nutrimento sia più agevolato e lo superino senza spostarsi troppo dallo stesso glomere con conseguente passaggio in un’area fredda che le indebolisca inutilmente. Stando più vicine alla loro fonte di calore, non avranno un grosso dispendio di energia per cercare di mantenere la temperatura ottimale.
  1. Con il glomere al centro dell’alveare, chiuso tra 2 diaframmi, creiamo uno spazio su entrambi i lati dove non si trova null’altro che aria, la quale provvede ad un ulteriore isolamento termico favorendo la famiglia posta al centro dell’alveare, con conseguente risparmio energetico per mantenere la temperatura ottimale.

Detto ciò, provvediamo ad esplicare in modo dettagliato la messa in pratica di tali modalità operative.

Innanzitutto dobbiamo procurarci il materiale necessario ad accentrare la famiglia all’interno dell’aveare.

Quindi, acquistiamo dei diaframmi di buona manifattura (dal costo di circa 5€ cadauno), oppure si possono costruire con materiali acquistati separatamente.

Noi abbiamo usato dei telai da nido non infilati (si trovano a circa 0.70-0.80 € sul mercato) e dei pannelli di polistirene espanso che si usa in edilizia per la coibentazione delle pareti da 120x60x3cm (costo 5€ in media), dal quale si ricavano 6 pannelli utilizzabili da incollare ai telai (4 interi e 2 bisogna tagliare alcuni pezzi singoli ed unirli al telaio per formare un diaframma intero.

Il costo tutto compreso di ogni diaframma è di circa 1,7€. Il tempo impiegato per costruire 60 pannelli è circa 3 ore.

Ora, come sappiamo già, abbiamo un diaframma in ogni alveare, quindi, questi diaframmi appena costruiti andranno ad essere inseriti negli stessi alveari, ai lati opposti ai diaframmi già presenti, come da schema seguente:

Procediamo, poi, con le operazioni in apiario, spostando al centro degli alveari tutti i favi occupati dalle api ed inserendo il diaframma sul lato mancante. All’esterno dei diaframmi, eventualmente, spostiamo i favi non occupati dalle api che presentano ancora scorte. In questo modo, pur essendo esterni ai diaframmi, le api andranno a raccogliere cibo da essi all’occorrenza. Bisogna, però, che essi vengano rimossi prima dell’arrivo del freddo intenso e con temperature odierne ancora affini all’operatività all’interno degli alveari.

6. Trattamenti medicinali contro la varroa

Non appena abbiamo eseguito la precedente operazione, inizieremo a verificare anche la produttività della regina. Essa smetterà di covare, ad un certo punto. Si avrà, quindi, il blocco naturale di covata. Pertanto, una volta sfarfallata tutta la covata, un ciclo dii trattamento contro la varroa va eseguito per non far indebolire la famiglia ulteriormente e pregiudicarne lo svernamento ottimale.

Si può usare acido ossalico sottoforma di gocciolato (nel caso di apicoltura biologica si usa ApiBioxal o Varromed), oppure acido ossalico sublimato. Nel caso del sublimato si può evitare di attendere il blocco di covata naturale perché esso non è deleterio come il gocciolato, in questi periodi, per la salute delle api, ripetendo più volte il ciclo a distanza di alcuni giorni (in fase di invernamento anche 1 ogni 7 giorni per almeno 3-4 volte). In questo modo si può coprire l’intero ciclo della covata. Per il sublimato occorre dotarsi di un sublimatore con temperatura regolabile e usare acido ossalico a scaglie (o in polvere) tipo Api-Bioxal. In generale, la quantità di ossalico sufficiente da sublimare per ogni alveare va dai 2 ai 3 grammi.

Ogni tipo di sublimatore ha un suo tempo di sublimazione, per cui risulta conveniente, anzitutto, appurare tale tempo dalle istruzione dello strumento in modo da essere certi che la sublimazione avvenga in totalità e in sicurezza.

Nella procedura di sublimazione, dopo aver eseguito il trattamento, è bene tener chiusa la porticina per un massimo di 5-10 minuti per poi riaprirla.

Il gocciolato, invece, è meglio usarlo con blocco di covata (naturale o indotto con ingabbiamento) per 1 sola volta e con temperature ancora utili a un volo esterno delle api. Questo perché il gocciolato è più pesante da sopportare e l’indicazione di massima è di farne un ciclo per ogni generazione di api. Siccome siamo in invernamento, un ciclo è il massimo che si possa fare. Se fatto correttamente, le api avranno anche il tempo di volare e asciugarsi.

In ogni caso, l’efficacia del trattamento va monitorata attraverso il controllo della caduta di varroa sul fondo rimovibile, in modo da capire in che condizioni sia la famiglia.

Le eventuali ripetizioni di ciclo vanno programmate in base alle indicazioni dei bugiardini e dei protocolli standard, in modo da essere certi di aver massimizzato l’efficacia del farmaco somministrato.

C’è da ricordare che su questa pratica i pensieri sono vari e, talvolta, discordanti.

Alcuni apicoltori centrano i favi ma non pongono diaframmi laterali e sfruttano la maggior quantità di aria tra i favi esterni e le pareti dell’alveare per un isolamento ottimale.

Basti comunque pensare, che oltre all’aria, che funge da isolante, anche i favi esterni pieni di scorte isolano, in qualche modo, il glomere dal freddo finché non perdono parzialmente la loro efficacia in termini di isolamento man mano che le api ne consumano le scorte.

Nella nostra azienda, poiché ci troviamo in un’area dal clima estremamente freddo d’inverno, preferiamo adottare la strategia del doppio diaframma in polistirolo o polistirene che isolano meglio  anche con i favi di scorte consumati.

7. Controlli Periodici

Siamo giunti, finalmente, al termine delle attività di invernamento e non ci rimane altro che eseguire dei controlli periodici dei nostri alveari.

Il mio suggerimento è quello di verificare con cadenza al massimo settimanale la presenza di materiale organico e condensa sul fondo rimovibile, in modo da avere una prima indicazione dello stato di salute dell’alveare.

Se abbiamo fornito nutrimento addizionale, bisogna controllare con la giusta cadenza anche la presenza o meno dello stesso, in modo da poter, eventualmente ripristinare il nutrimento di supporto ove manca.

Per poter verificare la presenza delle famiglie negli alveari, in condizioni fredde, si può “auscultare” con uno stetoscopio l’alveare per coglierne i rumori (il battito costante delle ali per riscaldare l’ambiente, il suono della reazione ai tocchi che diamo all’alveare, ecc..), oppure ascoltare dall’esterno il rumore prodotto dalle api se “bussiamo” all’alveare.

I suoni sono indicativi anch’essi dello stato di salute dell’alveare.

Se al nostro bussare abbiamo una risposta forte e costante della durata di pochi secondi, si può pensare ad uno stato di salute buono.

Se ad un nostro tocco udiamo un suono intermittente e non forte, può essere indicativo di qualche problema. A quel punto, magari approfittando di una giornata di sole con delle temperature non troppo fredde, conviene controllare, seppur velocemente, lo stato di salute della famiglia e capire se è troppo tardi per intervenire.

Un altro metodo consiste nel sollevare leggermente il retro dell’alveare e sentirne fisicamente il peso. Così, tra peso percepito e analisi del fondo mobile, avremo un’idea un po’ più precisa dello stato di salute della famiglia.

Purtroppo, è fisiologica la perdita di un certo quantitativo di famiglie durante l’inverno, poiché anche quelle più apparentemente in salute, potrebbero avere dei problemi che non siamo stati fortunati o bravi a cogliere e non riescono a superare l’inverno.

Ma siamo consapevoli anche che, se il lavoro durante l’anno e il pre-invernamento vengono condotti in modo ottimale, la percentuale di perdite si affievolisce se non, addirittura, arrivi ad essere pari allo Zero.

Infine, non dobbiamo assolutamente sottovalutare che un corretto invernamento si rivela essere l’aspetto fondamentale per un ottimale svernamento e inizio della stagione successiva nel migliore dei modi, che incide anche sulla produttività futura dei nostri alveari e sulla salvaguardia dell’organismo animale formato dalla famiglia di Api. 

Ci teniamo ad aggiungere che, in seguito all’invernamento, è bene che periodicamente si facciano dei sopralluoghi sui nostri alveari per verificare almeno il fondo antivarroa e leggerlo per bene. In questo modo possiamo constatare l’eventuale presenza di problemi alla famiglia.

Poi, possiamo adottare quei metodi rudimentali che ci danno ulteriori informazioni, come “bussare” all’alveare ed “auscultare” il ronzio prodotto dalle api.

Se esse producono un ronzio forte della durata di alcuni secondi, con un motivo costante, è indice che la famiglia non ha grossi problemi.

Se, invece, esse producono dei ronzii intermittenti e di durata non costante, può essere indice di problemi. Pertanto, se la giornata presenta temperature idonee a una rapida occhiata, è bene sincerarsi delle condizioni di salute dell’alveare anche soltanto aprendolo per pochi secondi e dare un’occhiata al fine di quantificare la presenza di api e tentare una prima, eventuale, diagnosi del problema.

Un ultimo metodo molto artigianale è quello di sollevare leggermente e con delicatezza il retro dell’alveare per poterne saggiare il peso.

Per fare questo, bisogna avere già una idea abbastanza precisa del peso precedente all’invernamento vero e proprio. Se operiamo in modo giusto, saremo in grado di capire se l’alveare è in salute, presenta ancora scorte e se, ini qualche caso, dobbiamo intervenire in qualche modo.

Nei casi più “gravi” e in periodi non particolarmente buoni per l’approvvigionamento estivo-autunnale di scorte da parte della famiglia, può essere necessario nutrire con candito, cosa che accade anche quest’anno.